DISLESSIA
Legge 170, Art. 1
Si intende per dislessia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.
E’ lo specifico disturbo nella velocità e/o nella correttezza della lettura; concerne quindi la decodifica del testo. Il bambino legge commettendo molti errori e con estrema lentezza; il processo di decodifica non viene automatizzato e quindi impedisce al bambino di leggere e comprendere contemporaneamente.
Difficoltà nel processo di apprendimento:
Il bambino dislessico, ogni volta che si trova a leggere o a scrivere, non riesce a farlo in modo automatico, ma deve continuamente decifrare i grafemi, che spesso confonde, non ricorda. Deve impegnare tutte le sue energie per ricordarsi per esempio che quella lettera dritta con la gobba in alto a destra è una p, e che è diversa dalla lettera con la gobba in alto a sinistra, che si legge q (e che a lui sembrano praticamente uguali!).
La sua lettura è lentissima, imprecisa, faticosa: impiega tutte le sue energie e si stanca molto ed impiega molto tempo a leggere, talmente tanto che alla fine non ha capito quasi nulla di ciò che ha letto.
Caratteristica è la confusione di lettere con grafia simile: p/b/d/g/q -a/o- e/a, oppure di suoni simili: t/d-r/l-f/v-d/b…
Per capire fino a che punto un dislessico faccia fatica, ricordiamo che la velocità di lettura in terza media dovrebbe essere di almeno 5-6 sillabe/sec, mentre per garantire la possibilità di studiare ciò che si legge serve una velocità minima di 3 sillabe/sec.
Un dislessico medio lieve legge 3 sillabe/sec, un dislessico severo 1/1.5 sillabe/sec e un dislessico molto severo 0.9 sillabe/sec.
Come può accedere alla cultura se questa gli viene trasmessa solo attraverso la lingua scritta? È difficile che riesca ad imparare le poesie, le tabelline, l’ordine alfabetico, i giorni della settimana, i mesi, a volte nemmeno la data del proprio compleanno.
Molti dislessici hanno gravi difficoltà anche nell’apprendere le lingue straniere, soprattutto quelle poco trasparenti come l’inglese.
La lettura così stentata impedisce anche di studiare, non perché il ragazzo con DSA sia poco intelligente, ma perché quasi sempre lo studio passa attraverso il testo scritto.
DISORTOGRAFIA
Legge 170, Art. 1
Si intende per disortografia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nei processi linguistici di transcodifica.
È lo specifico disturbo nella correttezza della scrittura. Riguarda l’abilità di codifica fonografica e competenza ortografica.
Il bambino scrive commettendo molti errori ortografici.
Difficoltà nel processo di apprendimento:
Il bambino ha difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici; tende a commettere errori sistematici che possono essere così distinti:
- Confusione tra fonemi simili: il soggetto confonde cioè i suoni alfabetici che si assomigliano, ad esempio F e V; T e D; B e P; L e R, ecc.
- Confusione tra grafemi simili: difficoltà a riconoscere i segni alfabetici che presentano somiglianza nella forma, ad esempio: b e p;
- Omissioni: è frequente che il ragazzo tralasci alcune parti della parola, ad esempio la doppia consonante (palla/pala); la vocale intermedia (fuoco/foco); la consonante intermedia (cartolina/catolina).
- Inversioni: frequenti sono le inversioni nella sequenza dei suoni all’interno delle parole ad esempio: sefamoro anziché semaforo.
Questi errori sono comunemente suddivisi in tre tipologie:
- errori fonologici: omissioni, sostituzioni, aggiunte, inversioni;
- errori non fonologici: separazione illegale (in sieme, l’aradio);
- fusione illegale (alcinema), scambio di grafema omofono (quoio /cuoio);
- omissione/aggiunta di h (a / ha.);
- errori fonetici: doppie, accenti, ecc.
La disortografia può derivare da una difficoltà di linguaggio, da scarse capacità di percezione visiva e uditiva, da un’organizzazione spazio-temporale non ancora sufficientemente acquisita, da un processo lento nella
simbolizzazione grafica. Le difficoltà nelle componenti motorie della scrittura non compromettono soltanto la velocità di scrittura o la resa formale ma possono influenzare anche la quantità e la correttezza del testo.
DISGRAFIA
Legge 170, Art. 1
La mano scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura della penna è spesso scorretta. La pressione della
Si intende per disgrafia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.
E’ la specifica difficoltà nella grafia che quindi riguarda l’abilità grafo-motoria.
Il bambino riproduce segni alfabetici e numerici con tracciato incerto, irregolare e mostra difficoltà di gestione dello spazio della pagina (rispetto di righe e margini).
Difficoltà nel processo di apprendimento:
Il ritmo di scrittura risulta alterato: scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni.
La mano sul foglio non è adeguatamente regolata, il tono muscolare è spesso irrigidito o eccessivamente rilasciato.
La copia dalla lavagna è ancora più difficile, in quanto il bambino deve contemporaneamente distinguere la parola dallo sfondo, spostare lo sguardo dalla lavagna al foglio, riprodurre i grafemi.
Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici.
Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nel disegno e nella produzione di figure geometriche.
DISCALCULIA
Legge 170, Art. 1
Si intende per discalculia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri”.
E’ la debolezza nella strutturazione delle componenti di cognizione numerica; riguarda le procedure esecutive e le difficoltà nel calcolo.
Il bambino fatica a riconoscere e denominare i simboli numerici, ha difficoltà nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
Difficoltà nel processo di apprendimento:
Errori tipici sono quelli sintattici (valore posizionale delle cifre); sono tutti quegli errori di transcodifica dati dall’interferenza fra sistema verbale e numerico (“scrivi milletrecentosei” e scrive 10003006).
Un errore frequente è quando, in 34 x 2 =36 esegue una somma.
L’attenzione va alla componente visuo-spaziale, il x è spostato di pochi gradi dal +: l’errore nasce dalla componente visuo-spaziale e non dalla moltiplicazione.
Errori lessicali frequenti sono:
- c’è scritto 4 e il bambino legge 7;
- si detta 8 e il bambino scrive 7.
Altre difficoltà riguardano l’orientamento spaziale e di organizzazione sequenziale sia nella lettura che nella scrittura dei numeri (9/6, 3 rovesciato, 21/12).
La discalculia ostacola quelle operazioni che normalmente dopo un certo periodo di esercizio tutti i bambini svolgono automaticamente, senza la necessità di particolari livelli attentivi:
- calcolo a mente (i “fatti numerici”);
- procedure (nel calcolo scritto, riporti, destra/sinistra, incolonnamento)
- transcodifica (lettura, scrittura dei numeri, codici diversi);
- sequenze (es. l’enumerazione avanti e indietro)
Il bambino discalculico non ha difficoltà logiche, ma ha difficoltà negli automatismi. La discalculia a volte può ostacolare l’efficienza del ragionamento aritmetico e del problem solving matematico (concetti matematici, soluzione di problemi).